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Abstracts and Posters

 Laura Desirée Di Paolo
Speaking of which: Learning and Culture (March, 13th, Sapienza-University of Rome)

Talking of culture from a biological perspective is never an easy task. In fact, if we face the issue head on, then the argument is naive. Therefore we need different passkeys. In this talk I will provide two different definitions of culture, in order to discuss my own definition. The second one will offer a brief exploration of the role of learning in the development of cultural cognition, which is the required minimum level of understanding for efficiently leaving within a cultural environment
Sara Campanella
Synthesis & Behaviour. Organism and Selection in Macroevolutionary Transformation (26th February, Sapienza-University of Rome)
Workshop
Gesti, segni, parole. Evoluzione dei linguaggi
Dipartimento di Filosofia, Sapienza Università di Roma, 29 gennaio 2015
Stefano Gensini (Sapienza-University of Rome)
La teoria della metafora ha conosciuto a partire dagli anni ’80 una rinnovata fortuna all’interno del paradigma della mente ‘incorporata’. E’ stata per tale via sostenuto i carattere cognitivo e non meramente esornativo-retorico di tale aspetto del linguaggio. Si vuole in questo seminario mettere a contrasto la dottrina lakoff-johnsoniana con il concetto di metafora desumibile per un verso da Aristotele, per un altro dalla Scienza Nuova terza di Giambattista Vico, anch’egli (a misura dei tempi) sostenitore di una prospettiva ’embodied’ . Il raffronto permetterà di illustrare il diverso statuto che il linguaggio riveste nei due modelli.
Francesco Ferretti (Roma Tre University)
In this paper we propose a narrative hypothesis on the nature of language and a proto-discursive hypothesis on the origin of our communicative abilities. Our proposal is based on two assumptions. The first assumption, concerning the properties of language, is tied to the idea that global discourse coherence governs the origin of our communicative abilities as well the functioning of these abilities. The second assumption, concerning processing devices, is connected to the idea that the systems of spatial and temporal navigation are implicated in discourse coherence processing. Analysis of the relationship between these two assumptions allows us to integrate the model of language based on clues proposed by Sperber and Wilson with Relevance Theory with the discursive foundation of human communication. In this respect, our proposal can be considered as a tentative extension of Relevance Theory (both at the level of properties and the level of cognitive systems).
Fabio Di Vincenzo (Sapienza-University of Rome)
Quasi potrebbe sembrare che, come colto da balbuzie, il pensiero darwiniano possa incespicare proprio laddove più sentita sarebbe la necessità di una sua robusta affermazione, ossia nella spiegazione dell’origine biologica delle nostre facoltà cognitive e del linguaggio. La difficoltà di giustificare in termini di selezione naturale il passaggio dai sistemi di comunicazione degli animali alla complessità che caratterizza il linguaggio umano è sembrata poter fornire l’ultimo puntello (forse il più difficile da abbattere) ai sostenitori dell’irriducibile unicità dell’uomo, galvanizzando la variegata compagine dei fautori di un paradigma cartesiano (e.g., Hauser et al., 2002) che vede nell’uomo e nella sua mente il prodotto di una netta discontinuità di ordine qualitativo rispetto alla muta, meccanica e inconsapevole natura degli altri esseri viventi. In effetti, tutti gli organismi comunicano ma soltanto gli esseri umani lo fanno attraverso il linguaggio. Questo perché, per funzionare, il linguaggio necessita della concomitanza di una “mente simbolica” e di una “mente computazionale”; la prima deve essere capace di attribuire un significato particolare a gesti, suoni e segni che in se stessi non ne avrebbero alcuno, mentre la seconda è necessaria per generare e disporre segni e simboli in un ordine corretto, tale da formare frasi comprensibili (non ambigue o meglio dotate di un’ambiguità “controllata”) a chi le riceve. Entrambe queste capacità – riconducibili a semantica e sintassi – ricalcano modalità proprie del funzionamento del cervello. È quindi dallo studio di quest’organo e della sua evoluzione che occorre partire per comprendere l’origine del linguaggio da un punto di vista darwiniano. La nascita e lo svilupparsi della mente simbolica, colta nell’esplosione delle manifestazioni artistiche e culturali che hanno accompagnato la nostra specie, Homo sapiens, nel suo espandersi dall’Africa in cui è comparsa 200 mila anni fa circa (e.g., Manzi, 2013), ci dice molto sulle capacità cognitive in cui è potuta germogliare la prima parola. Le capacità computazionali del cervello, d’altra parte, affondano ancora più indietro nel tempo e probabilmente (a parere di chi scrive) si legano alle modalità di apprendimento per imitazione di complesse procedure motorie mimico-manuali, quali quelle che si ritrovano nella produzione di strumenti litici necessari per l’accesso sistematico a nuove fonti di cibo, già a partire da 2,5 milioni di anni fa (Di Vincenzo & Manzi, 2012; 2013a; 2013b). L’intrecciarsi nella nostra specie di queste proprietà cognitive in un’unica facoltà ci ha fatto dono del linguaggio, attraverso il quale possiamo immaginare e comunicare una scienza capace di fare una qualche luce sul mistero della sua (e nostra) origine.
Hauser, M. D., N. Chomsky & W. T. Fitch (2002) The Faculty of Language: What Is It, Who Has It, and How Did It Evolve? Science, 298, 1569-1579.
Manzi, G. (2013) Il grande racconto dell’evoluzione umana. Bologna: Il Mulino.
Di Vincenzo, F. & G. Manzi (2012) L’origine darwiniana del linguaggio MicroMega, 1/2012, 147-167.
Di Vincenzo, F. & G. Manzi (2013a) Social learning and origin of the language faculty by means of natural selection. Journal of Anthropological Sciences (JASs), 91, 23-30.
Di Vincenzo, F. & G. Manzi. (2013b). L’origine darwiniana del linguaggio. In Sull’origine del linguaggio e delle lingue storico-naturali, a cura di E. Banfi, 217-247. Roma: Bulzoni.
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A Physiology of Language: J.G. Herder

Jacopo D’Alonzo

Johann Gottfried Herder (Mohrungen 1744-Weimar 1803) well known as one of the most influential modern philosophers of language. In his Abhandlung über den Ursprung der Sprache (1772), Herder interprets cultural phenomena, including language, as natural as the material ones. His linguistic theory proposes (1) the simultaneous presence of both body and mind in every stage of knowledge; (2) the unity of mental operations; (3) the role assigned to perception; (4) appreciation of bodily and pragmatic relationship between individual and environment. As matter of fact, the three drafting of Vom Erkennen und Empfinden (1774;1775; 1778) are Herder’s most methodical expositions of the cognitive and physiological mechanisms that underlie language. As a result, Herder describes the skillfulness of perceptual-data elaboration present also into the peripheral areas of the body and the anatomical constrains of learning, use, and comprehension of language. At the same time, Herder proposes the existence of a feedback-loop connecting language and the ways of organizing experiences. In conclusion, I will analyze the controversy between Herder and Kant about the “pureness” of reason after the printing of Kant’s Kritik der reinen Vernunft (1781) and Herder’s Ideen zur Philosophie der Geschichte der Menschheit (1782-1791).

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Un tentativo di riforma della medicina alla fine del Seicento: Giorgio Baglivi e il “De praxi medica” (1696)
Luca Tonetti
Giorgio Baglivi (1668-1707), lettore di anatomia e chirurgia e, dal 1702, di medicina teorica allo Studium Urbis, rappresenta una delle personalità più brillanti e, allo stesso tempo, singolari della medicina romana tardo-seicentesca. Esponente di punta dello iatromeccanicismo italiano, Baglivi, di fronte alla crisi dei fondamenti della medicina tradizionale, difende il primato dell’osservazione e la centralità del metodo, sposando in modo originale – al di là della contrapposizione tra medici conservatori e novatores – una linea di continuità tra ippocratismo e filosofia sperimentale tanto nelle soluzioni teoriche quanto nell’attività clinica. Il De praxi medica, pubblicato nel 1696, offre un’analisi lucida dello stato della pratica medica di età moderna, in particolar modo dei limiti che ne hanno ostacolato la crescita, e presenta i lineamenti di un vero e proprio progetto di riforma.
In questo breve intervento avremo modo di ricostruire la proposta bagliviana e di contestualizzarla alla luce delle conoscenze e delle principali problematiche della medicina sei-settecentesca.
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Narratività ed esperienza: un approccio semiocognitivo
Massimiliano Napoli
Il rapporto tra narratività ed esperienza è uno dei nodi maggiormente discussi nella semiotica contemporanea. Il tentativo di comprendere la natura dei processi di articolazione del senso nell’esperienza, e la sua manifestazione e condivisione sociale nello spazio del discorso, ha recentemente spinto alcuni semiotici a confrontarsi con la dimensione cognitiva del fenomeno della significazione. Seguendo tale approccio, in questa sede proporremo un possibile percorso di ricerca per la rielaborazione del concetto di narratività alla luce delle recenti acquisizioni nell’ambito delle scienze cognitive applicate al linguaggio. Più in generale, il percorso si inserisce trasversalmente al quadro degli studi sul rapporto tra pensiero e linguaggio, focalizzandosi sulla natura del senso nell’esperienza e sulla natura della capacità di organizzazione narrativa dell’esperienza. Considerare la capacità narrativa come nodo centrale del rapporto tra pensiero e linguaggio porta necessariamente a rielaborare il concetto stesso di cognizione umana come sistema di modellazione narrativa dell’esperienza.
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The Topographic Brain: relazione spaziale e mapping analogico
Nicole D. Cilia
Sebbene le mappe topografiche si ritrovino nelle relazioni esistenti tra organi di senso periferici e aree del cervello, per ragioni ancora poco conosciute, esse sembrano anche partecipare all’organizzazione anatomica e funzionale di centri cerebrali superiori. Si propone di utilizzare tale paradigma come base computazionale per una simulazione del mapping analogico in chiave percettiva, in cui precise corrispondenze one-to-one vengono impiegate tra rappresentazioni cognitive astratte. Questa prospettiva potrebbe offrire una nuova concettualizzazione di come il cervello acceda a problemi cognitivi complessi e promuovere forti legami tra genetica, neurofisiologia e cognizione.
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A Theoretical Framework for the Evolution of Analogical Reasoning
AL CUORE DELLA COGNIZIONE: PREVISIONI E RAGIONAMENTO ANALOGICO COME
PARADIGMA COGNITIVO PER LA TEORIA DELLA CONOSCENZA
DIEGO A. DE SIMONE
È oggi possibile avanzare una Grand Theory della cognizione? Presentando il framework
anticipativo, secondo cui la funzione principale dei meccanismi cognitivi è quella di codificare e
recuperare informazione riguardante l’organizzazione dell’ambiente circostante (fisico, ecologico e
sociale), si produrrà l’evidenza multidisciplinare necessaria a sostenere una simile posizione.

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Come e perché siamo tutti differenti: le personalità animali

Claudio Carere

La ricerca sulle personalità e le differenze individuali ha una lunga tradizione in psicologia umana. Proprietari di cani e gatti, allevatori, guardiani di zoo, che trascorrono molto tempo interagendo con gli animali sanno bene che gli individui possono differire enormemente nel carattere e nel temperamento. Tuttavia, solo recentemente è divenuto evidente che le personalità sono un fenomeno estremamente diffuso nel regno animale. In specie assai diverse fra loro, come ragni, topi, cinciallegre o seppie, si osservano caratteristiche comportamentali individuali assimilabili a tratti di personalità. Il binomio ‘personalità animale’ è utilizzato per indicare un insieme di tratti che un individuo manifesta in maniera “consistent “ (coerente) nel corso della propria vita e nelle differenti situazioni sociali e non che incontra giornalmente. Tali differenze quantificabili nei profili individuali sono state osservate e descritte fin’ora in molte specie animali, che includono primati, roditori, uccelli, pesci, insetti e molluschi. Perché troviamo differenti tipi di personalità in una singola popolazione? Ci sono dei fattori causali ormonali? Genetici? Non dovremmo attenderci che un profilo abbia più successo di altri e dunque prenda il sopravvento nella popolazione? Perché gli individui non sono più flessibili nel loro comportamento, dato che la rigidità delle personalità può risultare in azioni inefficienti? C’è una relazione tra personalità e abilità cognitive? Tra personalità e risposta allo stress? E infine, qual è il ruolo dell’ambiente fisico e sociale nel modulare i tratti di personalità? In questa presentazione affronterò questi argomenti con un approccio tinbergeniano, analizzando cause prossime e ultime delle personalità animali.

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Workshop «Niche construction: prospettive interdisciplinari» 6 febbraio 2014

Teoria della costruzione della nicchia: biologia

Saverio Forestiero

Per descrivere le modificazioni del proprio ambiente da parte degli organismi, ponendo particolare attenzione alle conseguenze evolutive del processo, Odling-Smee ha introdotto per primo il concetto di niche-constructing phenotypes (1988), elaborandolo successivamente in Odling-Smee et al. (1996, 2003) in una niche costruction theory (NCT). La costruzione della nicchia può esser vista come quel meccanismo modificatore delle “pressioni selettive” capace di generare un maggiore (o minore) grado di adattamento tra gli organismi attori e il loro ambiente di vita. Tra le tante conseguenze di questa nuova visione del rapporto organismo-ambiente, troviamo il necessario ridimensionamento della nozione di fitness, centrale nella teoria dell’evoluzione darwiniana, che diverrebbe sempre meno decisiva, giacché con la NCT l’adattamento dipenderebbe maggiormente dalle capacità trasformative dell’ambiente da parte dei fenotipi. In questo modo, le strategie della life-history delle specie, cioè le modalità attraverso cui ciascun individuo contribuisce alla composizione della generazione futura dipenderà non tanto dalla qualità dei genotipi, ma soprattutto dal fenotipo: esso, specialmente attraverso il proprio comportamento, saprà modificare l’ambiente a beneficio proprio e della propria progenie. Nella NCT accanto all’eredità genetica compare un’eredità ecologica (per es. Odling-Smee, 2010), e l’evoluzione adattativa all’ambiente si trasforma in coevoluzione. Oggi l’ambito di applicabilità della NCT è molto ampio e travalica il campo della biologia in senso stretto; ma non sono pochi gli evoluzionisti e i filosofi della scienza (per es. Dawkins 2004; Shavit e Griesemer, 2011) che respingono la pervasività di questa concezione e sono in disaccordo con l’idea che tutti gli organismi siano attivi costruttori della propria nicchia ecologica.

Coltivare il giardino di Huxley: Cambiamento (e progresso) morale in un prospettiva darwiniana

Simone Pollo

Fra i primi a riflettere sul rapporto fra darwinismo ed etica. Aldous Huxley paragonò la civilizzazione umana al lavoro di un giardiniere che tiene a bada le forze violente e disordinate della natura per creare ordine e armonia. Per quanto basata su un eccessivamente schematico dualismo fra biologia e cultura, l’immagine (e la concezione teorica) di Huxley coglie un punto che l’attuale dibattito sulla niche construction evidenzia: come molti altri organismi gli esseri umani intervengono a modificare l’ambiente e, così, facendo “interferiscono” con l’azione della selezione naturale. Il comportamento morale è uno dei potenti modi con i quali la specie Homo sapiens condiziona il proprio ambiente sociale (al punto che – come già Darwin notava – nascere con una grave infermità può non essere per un umano uno svantaggio in termini di fitness). Il comportamento morale dell’Homo sapiens rappresenta un caso esemplare di costruzione di una nicchia e presenta alcune questioni peculiari. Uno di tali problemi specifici può essere colto laddove ci si focalizzi su un tema centrale per la riflessione etico-filosofica e lo si metta in comunicazione con la prospettiva evoluzionistica. Tale tema è quella del cambiamento morale. La storia della condotta morale umana, infatti, è caratterizzata da un continuo (spesso graduale, talora no) processo di cambiamento dei criteri e delle norme che definiscono una condotta come moralmente appropriata. Inoltre, affinché questi cambiamenti possano essere ricondotti alla sfera stessa dell’etica, essi debbono potere essere considerati come un “progresso”, ovvero un qualche tipo di perfezionamento, ampliamento e revisione dei criteri già esistenti. La condotta morale umana, quindi, sembra essere composta di due elementi. Da un lato quel nucleo di capacità e requisiti minimi che consentono il comportamento sociale che dà origine alla vita morale (e che condividiamo con i nostri progenitori e con alcune specie oggi viventi filogeneticamente prossime a noi). D’altro lato, c’è quell’insieme di condotte e giudizi che è sottoposto al processo di cambiamento e progresso morale. Se il primo elemento (che si potrebbe considerare stabile nel lungo periodo) è quello che consente la prima grande “costruzione di nicchia” imputabile al comportamento morale umano, il secondo sembra essere il fattore che sottopone questa nicchia a un processo di costante modificazione. Alla luce di tali considerazioni, si intende, quindi, esaminare la questione di come si debba affrontare il tema del cambiamento (e progresso) morale in una prospettiva di naturalismo darwiniano, con una particolare attenzione al tema della niche construction.

Niche Construction e Linguaggio

Francesco Ferretti

L’idea alla base della relazione è la tesi della coevoluzione tra linguaggio e cervello.
A favore di tale tesi porteremo due argomenti. Il primo è che quando si parla di
coevoluzione tra linguaggio e cervello si deve ammettere un duplice percorso di
costituzione: quello per cui il linguaggio si adatta al cervello (ai sistemi biocognitivi)
e quello per cui il cervello si adatta al linguaggio. Per quanto un argomento del
genere possa apparire di semplice buon senso, il riconoscimento di un duplice
percorso di costituzione è un passo che, come vedremo, incontra molteplici
resistenze nel dibattito contemporaneo. Il secondo argomento è che la tesi della
coevoluzione tra cervello e linguaggio comporta un impegno sul piano teorico sia
rispetto ai modi di intendere il processo evolutivo sia in riferimento ai modelli relativi
alla natura del linguaggio. Sosterremo che le difficoltà che si incontrano nel dar
conto in maniera pertinente della coevoluzione tra cervello e linguaggio dipendono
dalla scelta di modelli interpretativi del tutto inappropriati. Lo scopo che ci
proponiamo, attraverso il riferimento alla teoria della costruzione della nicchia, è di
presentare una concezione del linguaggio che sia in grado di superare le difficoltà
di questi modelli.

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models and inference in Science

The Evolution of Mind and the Problem of Realism: Herbert Spencer

Federico Morganti

This paper drafts the topic of the warranty of belief in an external world, as outlined in the Nineteenth Century by Herbert Spencer. Especially focusing on the short essay entitled The Universal Postulate (1853), it will be given an account of the author’s rejection of the way of ideas and of his preference for a common sense point of view on the subject. Despite Spencer’s strong realistic stand, coupled with his consideration of the realistic belief as a form of biological adaptation (i.e. instinct), the last part of this work will show how the British philosopher did also contemplate a constructivist element,  derived from his own conception of evolution as an ultimately physical phenomenon.

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As far as I know. Social learning and the available information.
Chiara Ferrario

Laura Desirée Di Paolo

Chimpanzees are able to switch between emulation and imitation in solving goal-directed tasks, depending on the quantity of information available in the environment. Surprisingly, children are not. They stubbornly persist in copying demonstrator’s actions, even when these are overtly ineffective or wasteful. Such apparent rigidity, contrasting with the standard of high flexibility observed in human behavior, requires an explanation. Taking our cue from a comparative study of Whiten and colleagues, we propose a different interpretation of their results, drawing from a broader framework on the evolution of human cognition.

http://ishpssb.org

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Progress as Adaptation: Spencer, Lamarck, and Evolution

Federico Morganti

The paper aims to elucidate Herbert Spencer’s attitude towards the evolutionary thought of Jean-Baptiste Lamarck. According to a common misunderstanding, Spencer’s view of evolution, in its endorsement of the inheritance of acquired characters, was nothing but a different form of Lamarckism. Such a description, while stressing a relevant feature of Spencer’s perspective, still impoverishes his view by forcing it into an inadequate interpretative framework: the clash between Darwinians and Lamarckians. The quarrel between these two schools of evolutionists, not only was subsequent to the development of Spencer’s thought, but was also confined to a limited number of biological concerns which by no means exhaust the extent of Spencer’s philosophical evolutionism, whose aspiration was to explain not merely organic evolution but the whole cosmic development. Moreover, even considering solely the biological side of the matter, there are two aspects of Spencer’s perspective which render it quite irreducible to Lamarck’s. Firstly, while Lamarck had founded his own account of evolution on the particular features of living beings, Spencer referred evolutionary change to the fundamental transformations of force, matter and motion, thus explaining evolution in physical terms. Secondly, while Lamarck had seen in life an inherent tendency to advance towards more complicated forms, Spencer explicitly rejected such hypothesis reducing all evolutionary progress to a form of adaptation. Nonetheless, in order to avoid a seemingly theologically-oriented conception of evolution, he embraced the equally slippery view based on the idea of a growing ‘harmony’ between organisms and environments. The paper will focus on the explanation of these two main points.

https://cbs.asu.edu/sites/default/files/JAS%20Program3_0.pdf

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Learning Creativity. Precision and Flexibility in Social Learning Strategies.
Laura Desirée Di Paolo
Fabio Di Vincenzo
Diego Antonio De Simone
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Mechanisms of Hereditability: Microbioome inheritance in a Niche Construction perspective
Laura Desirée Di Paolo
Flavia Fabris
As Niche Construction Theory [NCT] points out, individuals and species react against selective pressures, modifying them and those working on other species, with evolutionary consequences in both cases. This schema, initially applied on genetical transmission, now is profitably employed in Social Learning, but seems missing in microbiome theories. In this domain, experimental evidences suggest that organism-environment relationship should not explaining selection occurring only on populations of bacteria, but especially repercussions that bacterial “actions” have on whole pool, constraining their hereditability. Our aim is stressing the idea that, using NCT, it will be possible clarifying which mechanisms are necessary to conserve a micriobiome in a host. As by product of this point, we want underline also that these mechanisms have identical active-structure of others traceable in very different evolutionary domains, at diverse complexity levels, such as Social Learning strategies.
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Be cool and look at what neighbours do: niche construction, coordination and sociality in spreading inventions.
André F. d’Almeida
Laura Desirée Di Paolo
Social transmission of relevant innovations, one of the principal reasons of human success, is relevant in most of primates’ behaviours, even if through different learning strategies. Niche Construction perspective, supporting the idea that each individual has a significant role in creating innovations, and Social Learning strategies, understanding the position of each learner in diffusing new techniques, give us the right frame to model the widespread of innovative procedures in a social group. It has been demonstrated that group structure influences the spread of ideas and that primates coordinate their movements in experimental contexts. We put forward a consideration on how coordination is a vital part of social learning and niche construction.

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Precision and flexibility in generative procedures. Learning language and tool-making.

Fabio Di Vincenzo
Laura Desirée Di Paolo
Diego Antonio De Simone
Emulation and Imitation are fundamental processes in Social Learning, respectively characterized by high flexibility and high precision. Great Apes are able to switch between emulation and imitation based on the amount of available information. In humans, infants’ learning happens markedly via over-imitation and only later, with the development of manipulative and linguistic behaviors, plasticity and creativity prevail. In language, precision and flexibility are intertwined: a “deep” rigid structure, made up by syntactic–recursive procedure (necessary for correctly coding linguistic information) goes together with the ability of picking up single propositions’ contextual relevance (necessary for adapting meaning to different scenarios). The same sub-structure can be found in lithic industries. Lower and Middle Paleolithic mark the emergence of generative procedures that entail recursion. Such procedures guarantee the correct execution, via standardization, of complex ‘chaine opératoire’ , culminating in the “predetermination” tipycal of Lavallois technique. Later in Paleolithic, a functional switch enabling a typological diversification seems to take place: the same motor procedures are flexibly adapted to reach different goals. On the basis of multidisciplinary evidence, we discuss how these phenomena, both linguistic and technological, could be ascribed to a trend of increased planning ability triggered by social learning of knowledge and procedures.

http://www.arch.cam.ac.uk/conferences/unravelling2013/documents/Programme%20U…

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